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Sano, vecchio rock blues, brutto sporco e cattivo, grezzo e volutamente privo di
fronzoli, dal gusto deciso come un buon vino invecchiato e corposo. I BBA hanno
grinta da vendere e grande personalità, e non si nascondono dietro etichette dai
nomi altisonanti e pretenziosi; la loro è musica cruda e passionale, come una
pentatonica aggredita dal punk in una cantina male illuminata. Questo è
rock’n’roll! Nonostante questo, non sono in discussione le capacità tecniche del
trio, più che sufficienti ad affrontare il percorso sonico che hanno deciso di intraprendere. I riff di
chitarra sono ben performati, i tappeti di basso precisi ed aggressivi, la batteria slabbrata ma
precisamente puntuale. La registrazione -neanche a dirlo- lascia a desiderare, ma è così che li
vogliamo, nudi e crudi nella loro sudata semplicità. Insomma ci piacciono assai, questi BBA, la loro
musica ti prende, ti tira per la camicia, ti ritrovi a battere il ritmo come un pazzo su qualsiasi superficie
tu abbia a disposizione. Si tratta di un buon lavoro, dieci tracce ben suonate e ben interpretate che ci
sentiamo di consigliare spassionatamente a tutti coloro che non vogliono perdere il vizio di un tossico
rock ’n’ roll senza compromessi, alla vecchia maniera. Due euro, per la cronaca!

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Ottimo demo di esordio di questa band punk blues oriented. Rivivono in queste dieci tracce lo spirito abrasivo dei Birthday Party, del primo Jon Spencer, Immortal Lee County Killers e affini. La musica nera fa parte del dna di questa band e lo si sente chiaramente in Dog e Misery. Pezzi con un gran tiro restano Red Fix Blues e Mood Kitchen. La cover di La Isla Bonita che chiude la registrazione è curiosa, ma niente più, almeno rispetto alla elevata qualità dei brani che la precedono.

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Cosa ci fanno i Blood Brothers, la Jon Spencer, le loro dissonanze, il loro nervoso trascendere, tra le vie che si spezzano l'una con l'altra ad angolo retto di Taranto?
Forse nulla e neanche se lo sognano, ma un primo ascolto di questo debut-demo dei B.B.A. (acronimo che sta per Basement Blues Around) tradisce influenze che orientano la propria bussola oltre le calde acque dell'Atlantico per trovare casa tra le rovine di un blues che non c'è più e che scivola sempre più marcio (quindi orgogliosamente in salute) tra le fauci di gentaglia di malaffare come, appunto, Jon Spencer e la sua Esplosione Blues.
Misery é la traccia che forse condensa in sé le acrimonie e le gioie del blues come pochi altri brani all'interno dell'ora scarsa con la quale ci allieta la band. Un pugno d'idee ma messe su davvero bene. Il metronomo batte sotto i colpi dell'isteria e della bellezza di schemi sonori saltati sotto le vibrazioni solide del basso di Manuela ed un gusto asciutto e senza fronzoli.
Su tutte spiccano Juju Butcher, Mood kitchen e Dog ed il loro gusto per un sound traviato dal tempo ma sempre attuale e sofferto come é, appunto, il blues nell'era della digitalizzazione del pensiero. Cosa ci facciano il Reverendo Norton Heat, i Sonic Youth, Beck e i Royal Trux a passeggio nel Corso principale di Taranto non ci é dato di sapere… Ma la carica emotiva dei B.B.A. é di sicuro coinvolgente seppure ancora poco matura e, a mio parere, non pronta per un grosso salto: certo del fatto che al giorno d'oggi é lodevole una band che suoni in questo modo nel panorama italico e per di più al suo debutto.
Mi auguro davvero di poter sentire parlare di nuovo di questa band e confido in una release futura che li svincoli definitivamente dai loro padrini e ne faccia un piccolo grande caso nazionale.

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Noise, blues e contaminazioni varie per questo terzetto a nome BBA, che ci sforna un bel cd fatto in casa dal nome stoogesiano e dal sapore vagamente e volutamente garage.
Miscelazioni di post punk elettrico, rock/psychobilly alla Cramps e acide sperimentazioni che spaziano abbastanza, nonostante il sound sia comunque definito entro degli schemi che fanno dell'ossessività la propria carta vincente.


Autoproduzione quasi perfetta, che difetta solo per la gestione dei volumi della voce, mentre le imperdibili liriche in english, etiliche e visionarie come poche, giovano sicuramente a tutta la storia.

È un piccolo capolavoro la personalissima cover di "La isla bonita".

Occhio, infine, perché il ciddì include, in questa seconda edizione, una cazzuta traccia rom video che vi consiglio di visionare: complimenti al regista, e complimenti (ovviamente) alla bènd.

Oh yes!

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